Chi ha fatto i tuoi vestiti? FashRev

Who made my clothes?
Chi ha fatto i tuoi vestiti?
chi ha fatto i tuoi vestiti?Questo il cartello che potete scaricare a questo link e che in questi giorni sta invadendo molte timeline sui social networks.
Sono molte anche le foto di persone che vestono indumenti al contrario, mettendo in evidenza l’etichetta del prodotto, quella dove appare il logo di un marchio, chiedendo appunto: Who made my clothes?
Potete farlo anche voi, soprattutto su twitter, molti brand si sono messi a rispondere con solerzia: e questo è un’enorme passo, una rivoluzione.

È quindi iniziata la settimana della fashion revolution.
Ho mille cose da dire anche se molte le ho già dette QUI.

La mia libertà, la mia emancipazione, passa anche attraverso quella degli altri.

Mi piacerebbe molto vendere borse a 30 euro e t-shirt a 9.99 ma non ci dormirei la notte.
Conosco perfettamente il periodo storico nel quale viviamo ma se non comincia a cambiare qualcosa, andrà solo peggio.

Quanti, tra chi legge, si sente sottopagato?
È un catena. È tutto collegato: il nostro stipendio e quello dell’operaio dall’altra parte del mondo che cuce vestiti low-cost.

E non illudiamoci di risparmiare quando spendiamo poco: costa poco/dura poco. E inquina tanto.

Io una soluzione non ce l’ho.
Ma sono fermamente convinta che il primo passo per cambiare le cose sia la consapevolezza.
È importante sapere cosa si nasconde dietro un prezzo.
È una catena, dicevo, è un sistema che non funziona. Guadagniamo TUTTI sempre meno, ci possiamo permettere TUTTI sempre meno.

who made my clothes?

Comprare meno ma con più cura, selezionando per qualità e etica.
Comprare usato.
Comprare per premiare chi ci prova.

Certo, non è sempre possibile ma, scusate se mi ripeto, il primo passo è sapere.
E cominciare a diversificare e alternare l’acquisto.
Ad esempio risparmiare per comprare un capo basico che sappiamo ci accompagnerà negli anni.
Non mi sognerei mai di dirvi di non comprare più lowcost, ma posso dirvi cosa ho fatto io.
Negli ultimi due anni ho comprato meno, continuo a prendere i vestiti per i miei bambini nelle catene più famose: crescono troppo in fretta.
Per quanto riguarda me, invece, ho comprato Jeans lowcost, perché non ho ancora trovato l’alternativa. E’ capitato di comprare un capo estroso che mi serviva ma sapevo non avrei sfruttato tanto, sempre low cost.
Per il resto ho prediletto una piccola boutique di cui parlo spesso: BezPen.
E ho comprato su Depop dove si possono fare affari reali.

Who Made my clothes-Sartoria Vico

Io guardo in faccia tutte le persone che producono per noi.
Come lo fanno le ragazze con me in questa foto di qualche anno fa, le ragazze di Sartoria Vico.
Spesso è più il costo del lavoro che aumenta i prezzi e non i materiali.

Non è facile per niente. A volte vorrei buttare la mia etica in un buco e seppellirla, sarebbe tutto molto più facile e io sarei sicuramente più benestante.

Eppure qualcosa di bellissimo sta succedendo tanto che nei prossimi giorni vi darò una notizia per me molto importante che riguarda il mio negozio.

Il fashion revolution si svolge in questi giorni per ricordare le vittime che morirono nel crollo di un edificio dove stavano cucendo vestiti delle più famose catene low cost del mondo.
Morti per i nostri armadi.
Pensiamoci.

calzamutanda banner

About justine

La Funky Mama bassa, perennemente spettinata e con la manicure distrutta dal progetto d.i.y. del giorno. Mamma di Leone e Lilou, comp ...

One thought on “Chi ha fatto i tuoi vestiti? FashRev

  1. Roberta

    ciao Justine, ti seguo da un po’ ma non ho mai commentato. Mi ritrovo molto nelle tue modalità di acquisto, bisogna comunque mediare, purtroppo, ma comprare meno e meglio è una cosa positiva per tutti, per chi fa i nostri vestiti ma anche per i nostri armadi! (così ci si evita pure di studiare metodi giapponesi per fare ordine 😉 ). Anche noi abbiamo un brand indipendente di gioielli e accessori handmade e mi ritrovo molto nel tuo blog, anche quando racconti i retroscena delle tue attività. Io credo che anche se a piccoli passi qualcosa si muova, anche se magari ancora tra poche persone “pioniere”. Ma che comunque potranno essere da esempio e contaminare altre. Buon farcela a tutti!

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *