Super Mamme, ma per chi?

super mamme

Mi sono svegliata con un macigno sulle spalle, è come se solo oggi avessi capito quel che ho vissuto l’anno scorso. Volete fare le super mamme che non rinunciano a nulla?
Ok, per me va bene, ma mi sento di dirvi che senza accorgermene, la fatica dell’anno scorso mi sta scoppiando in petto prepotentemente.

In particolare, in questi giorni, un evento come tanti altri ha cominciato a tornarmi in mente più volte…ah la psiche! Inutile far finta di nulla, le cose vanno affrontate, la vita su questo non transige e te lo fa capire in modo estremamente chiaro.
Ho partorito la mia meravigliosa Lilou il 4 settembre e pochissimi giorni dopo,  sono stata ad un incontro di lavoro.
E pensare che quando mi è capitato di ricordare questo incontro, ho detto più volte: ” Nemmeno 10 giorni dopo l’uscita dall’ospedale ero a una riunione.”
Possibile non mi sia resa conto prima di quanto fosse sbagliato, di come l’avrei poi pagata?

La sofferenza la sento tutta addosso oggi. Piangerei, ma ho un nodo in gola e scrivo. E sono arrabbiata, molto arrabbiata.

Si tende a dimenticare il parto, fa parte della natura, pensando alla mia prima maternità ho notato che ho dimenticato in fretta anche la fatica dei primi tre anni col grande.
Ma non oggi, oggi è quel giorno in cui tiro le somme, affronto quel che non ho voluto vedere, quel non ho avuto il tempo di vedere, la fatica che non ho ancora smaltito. Fatica psicologica.

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Ricordavo di avere la foto di quel giorno: mi sentivo brutta, grassa, stanca e mi atteggiavo. Sto benissimo, dicevo a parole o tramite un finto sorriso.
Brava scema.

Perché l’ho fatto?
Dovevo assolutamente non far pesare la mia scelta di una seconda maternità sul lavoro, la scelta è stata mia, mi dicevo, non può in alcun modo influire sugli altri.
CHE GRANDISSIMA STRONZATA.
Per cosa poi?

Ero indispensabile? Non lo ero. Avrebbe gravato in maniera importante sulle mie entrate? L’anno scorso avrei detto di sì ma ora, a ritroso, mi rendo conto che no, non avrebbe gravato così tanto. Maledetta libera professione che non ti regala mai un attimo di certezza del domani.
Invece sono certa che il coraggio mi avrebbe premiato: rinuncio a questo lavoro, ne arriverà un altro. Sono certa che sarebbe successo, ma non si vive di se e di ma.

Avevo preso un impegno.
D’altra parte non si può e non si deve pretendere l’empatia. Se mi sono dimenticata io la fatica che si fa il primo anno con un bebè, perché pretendere se ne ricordino gli altri?
Sarebbe stato bello ma non è accaduto e, prima di tutto, è stata colpa mia.

Travolta dagli eventi non mi sono saputa spiegare, le persone a me vicine, quelle che vedevano la mia stanchezza esagerata, quelle che sanno come sono arrivata alla data del parto, non hanno avuto il coraggio di fermarmi: raccontavo che proprio non potevo e che comunque avevo bisogno di fare. Ma non le ringrazierò mai abbastanza per l’aiuto esagerato che mi hanno dato: a parole e coi fatti. Si contano sulle dita di una mano, ma io non lo scordo e a queste persone va il mio amore e la gratitudine più profonda.

A volte ho l'impressione che Lilou sia quella che aveva più di tutti la situazione ben chiara, ha fatto di tutto per aiutarmi, è stata bravissima. Grazie.

A volte ho l’impressione che Lilou sia stata quella che aveva più di tutti la situazione ben chiara, ha fatto di tutto per aiutarmi, è stata bravissima. Grazie.

Chi mi ha inculcato così tante sciocchezze in testa? Perché ho dato più peso a chi non ha capito la situazione, impuntandomi per provare al mondo che non avevo bisogno di una pausa?

Quanto possono valere nella tua vita le persone alle quali devi spiegare che non ce la stai facendo, che sei esausta? Al lavoro come nella vita privata: facciamo in modo che vengano sempre dopo di noi. Facciamo in modo di non dover provare nulla a nessuno. Facciamo in modo di non metterci nella condizione assurda di provare a noi stesse che siamo wonder woman perché non abbiamo capito nulla di quest’eroina.
Ve lo dico io cosa avrebbe fatto wonder woman al posto mio:

Ciao, io sono Wonder Woman, sono una figa pazzesca e tutto posso, infatti adesso mi fermo. Non ci sono per nessuno e non mi frega nulla di cosa ti passa per la testa.

Una mamma wonder woman non è quella che tutto fa ma quella che si sente talmente forte da non dover provare nulla a nessuno.

NON FATELO, NON FATE QUELLO CHE HO FATTO IO.

Libere professioniste, lavoratrici dipendenti. La maternità è una scelta ma anche un diritto. E basta.

Sono arrivata a Luglio talmente stanca da non aver avuto un attimo per capire che ho fatto grandi cose, che lavorativamente è andata bene e che a casa anche.
Dal blog sembrava tutto rose e fiori? Non è vero.
Non ho mai enfatizzato solo i lati belli, ma scrivere qui è anche un esercizio personale che mi serve ad alleggerire i miei momenti no. Non ho mai mentito, ho ammesso di essere stanca e di aver chiesto aiuto.
Ho gioito di tante cose, perché tante belle cose sono successe e se solo ora parte questo sfogo è perché non era ancora venuto a galla. Non ho voluto vedere, non ho voluto sentire.
Non ho mica passato un anno chiusa in casa a piangere, eppure ora sento che sotto sotto c’era qualcosa che rodeva dentro.

Da oggi, andrà tutto meglio, perché ho elaborato, sono scoppiata. La mia rabbia, uscendo, può finalmente trasformarsi in un’enorme autopacca sulle spalle.

Ora rimango arrabbiata ancora un po’, lascio uscire tutto, metto un paio di puntini sulle i e ricomincio. Con un peso in meno.

Sfogo effttuato, respiro profondo e ripartenza.

Sfogo effettuato, respiro profondo e ripartenza.

 

 

About justine

La Funky Mama bassa, perennemente spettinata e con la manicure distrutta dal progetto d.i.y. del giorno. Mamma di Leone e Lilou, comp ...

29 thoughts on “Super Mamme, ma per chi?

  1. theSwingingMom

    Io sottoscrivo dalla prima all’ultima parola. E ho pensato, leggendo, ad un articolo commentato in modo diametralmente opposto su un altro blog di mamme che stimo:
    https://www.facebook.com/50sfumaturedimamma/posts/974649592578178
    Beh, io sto nel tuo team. Trovo una grandissima violenza il dover “essere subito in pista”. Una violenza silenziosa che subiamo e che ci si insinua nel cervello. Ce lo insinuano le starlette che sono sul banco di striscia la notizia due giorni dopo, ce lo insinuano le “ministre” che devono dimostrare al mondo di non essere “solo” mamme. Ma solo di che? Dare la vita è troppo poco?! Forse nelle menti malate del ventunesimo secolo. Dura scrollarselo di dosso, grazie davvero per questo post.

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  2. Serena

    Mi capita sempre più spesso di leggere i tuoi post ed è come se mi guardassi in uno specchio. Limpido ma anche crudele, ma a volte è necessario. E’ necessario uno strattone da quel mondo immaginario che spesso esiste solo nella mente di quelle donne che si sforzano di essere sempre super ( eccomi!). Poi hanno crisi di orticaria e coliche psicosomatiche.
    Ecco quindi grazie! Perchè mi/ci sbatti in faccia con onoestà e delicatezza allo stesso tempo quello che abbiamo chiuso nel cassetto, infilato sotto il tappeto, scritto ma poi mai riletto dal diario dei nostri pensieri.
    Dobbiamo uscire da questa schivitù del dover dimostrare sempre qualcosa. Me ne rendo conto. Essere semplicemente noi stesse, che siamo giù grandi così, no?
    Baci

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  3. Valeria

    Il tuo sfogo è meravigliosamente umano, grazie per averlo scritto e grazie per aver ricordato che non dobbiamo dimostrare niente e che fermarsi è più coraggioso che essere Wonder Woman!
    Buona giornata.

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  4. Madame in Gloves

    Un sincero e sentito brava! Brava e ancora brava! Sfogati ancora un po’ se ti va! Un abbeaccio forte
    P.s. Si è il mio primo commento, non ci conosciamo, ma ho messo il like ieri alla tua pagina, e non pptevo
    Perdere tempo in presentazioni. È un abbraccio sincero, sconosciuto, ma davvero empatico!

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  5. sempremamma

    Nel 2007 ero artigiana, assemblaggio conto terzi di materiale elettrico. un lavoro impegnativo imparato con costanza e non potevo trovare qualcuno che mi sostituisse a cui insegnare il lavoro. Ho lavorato fino alle 15, alle 17 avevo il monitoraggio, alle 23.40 di un venerdì sera ho partorito. Il lunedì pomeriggio ero a casa, la mattina dopo in laboratorio a lavorare alle 7 cl bimbo accanto. Lavoro, poppate,lavoro, poppate, preparazione pranzo per marito e figlio grande, sistemazione cucina e via al lavoro ancora, poppate, fino alle 18, preparazione cena e sistemazione della casa. Mi sono sentita bravissima. Non facevo mai mancare nulla a nessuno, mai saltato un pasto, sempre lavato e stirato. Lo raccontavo con orgoglio. Un giorno una mamma mi ha detto: Certo che non ti sei goduta nemmeno un po’ tuo figlio piccolo. Un macigno in testa. E’ vero. Presa dalla frenesia del fare e non potendomi fermare dal lavoro, non ho goduto di momenti incredibili che non torneranno più, momenti di riassestamento necessari alla mamma e al bimbo. Mi è rimasta dentro una tristezza molto a lungo.

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    1. LibraiaVirtuale

      Ehm… sicura di non essere me?
      Anche io artigiana, anche io assemblaggio conto terzi, anche io materiale elettrico.

      Anche io ho vissuto qualcosa di simile, in maniera più blanda.
      Una settimana dopo il parto ero al telefono con il commercialista perché c’era un atto notarile che incombeva.
      I miei soci mi hanno aiutata tantissimo ma non hanno capito una cosa: poi non ritorna tutto come prima. Probabilmente avrei potuto prendermi un po’ di tempo in più, ma ho scelto di riprendere molto gradualmente (due/tre ore al giorno) già dopo un mesetto. L’ho fatto per me, perché so che se mi fermo troppo poi non riesco a riprendere il ritmo. Però, una volta rimesso piede al lavoro, per i miei colleghi è stato come se tutto fosse identico a prima. E invece no, identico a prima non lo era proprio….

      Quanto al mancato godimento del bimbo… ho vissuto la prima maternità con l’incubo del “fare”. Sarei stata una buona madre se avessi curato mio figlio, se l’avessi lavato, asciugato, cambiato e fatto mangiare. Se avessi tenuto la casa in ordine, i vestiti puliti, se l’avessi portato fuori. Con il tempo ho capito che era più importante esserci, semplicemente.

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  6. Alessandra

    Io penso che l’unica cosa che conta veramente nella vita è essere consapevoli, non fare finta di niente. Poi, quando possibile, cercare di mettere un segno “più” dove c’è un segno “meno”. Il resto va da sé. Tu sai essere così trasparente, e onesta con te stessa (e con noi che ti seguiamo) da non dover temere nulla! Sei grande!
    Mi piacerebbe un giorno incontrarti! 🙂

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  7. claudia

    Hai espresso in poche parole quello che provo in questo periodo della mia vita, soprattutto quando dici “Quanto possono valere nella tua vita le persone alle quali devi spiegare che non ce la stai facendo, che sei esausta? Al lavoro come nella vita privata: facciamo in modo che vengano sempre dopo di noi. Facciamo in modo di non dover provare nulla a nessuno. Facciamo in modo di non metterci nella condizione assurda di provare a noi stesse che siamo wonder woman”.

    Grazie per questo post.

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  8. Laura

    Bravissima per aver maturato queste considerazioni e per averle condivise! Questo è quello che c’è bisogno di sentire e di dirsi. Mamme e non. “Io sono abbastanza, non devo dimostrare niente a nessuno e se rispetto i miei tempi, scansatevi che passa il Caterpillar”.
    Che io ormai di leggere delle imprese epocali delle “wondermamme” ho un po’ le scatole piene e in genere le mie reazioni sono due: “Brava, vuoi l’applauso?” oppure “Ma chi te lo fa fare?”. Io sono convinta che, più spesso di quanto crediamo, ciò che facciamo è frutto di una scelta personale e spesso siamo solo noi stesse ad autoinfliggerci sacrifici enormi che nessuno ci ha chiesto e, in fondo, non fanno davvero la differenza (se non appunto in termini di fatica e privazioni superflue).
    Tanto rispetto per la tua nuova consapevolezza! Goditela e batti cinque! 🙂

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  9. anna-cucinaprecaria

    Mi viene da piangere perchè qualsiasi sia la scelta fatta si rimane con il pensiero di aver sbagliato, che era meglio fare diverso, che..
    probabilmente con la nascita di un figlio, dopo la placenta partoriamo anche il senso di colpa ed inadeguatezza, non che prima non ce l’avessi ma adesso è opprimente.
    Tu sei ripartita subito, io dopo un anno sono ancora qui a casa con Martino e non lo so chi delle due ha fatto bene e soprattutto se c’è una che ha fatto bene e l’altra no.
    e mi viene da piangere e mi viene da arrabbiarmi per quello che ho fatto, quello che avrei potuto e dovuto fare. Poi mi giro ed è pieno di mamme che brancolano nel buio e si sentono spesso in difetto e mi viene da sorridere perchè alla fine mi sembra sempre che siamo nel posto giusto.
    ti abbraccio forte.

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  10. Mara

    Ecco. Oggi. Dopo una notte quasi insonne ed i primi crampi del ultimo trimestre di gravidanza. Dopo essere stata sbattuta fuori da quello che mi sono costruita come il mio nido in Comune (sono assessora, giovane panda mandato al macello incosciente ed ingenua). Dopo aver sentito il mio ego sbriciolarsi un po.
    Ed invece no:è l’occasione per vivere appieno la nostra seconda gravidanza, il nostro Lulù tanto cercato e voluto.
    Basta nervoso, stress, amaro da buttar giù. Solo sorrisi, veri, da donare a persone vere che mi lavorano fianco a fianco. E gli altri giùdalla loro Torre di cristallo.
    Ci siamo solo noi.
    Grazie! !!!!

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  11. Mariannissima

    D’altronde: La tartaruga un tempo fù un animale che correva a testa in giù.

    Brava funky mamma Justine. Tanti auguri ed appoggio per una presa di coscienza felice e quel sollievo recuperato.

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  12. Elena

    Ho esattamente i tuoi stessi pensieri, lo stesso giorno del parto mi è arrivata la risposta a un preventivo di lavoro che avevo in giro da mesi..non potevo dire no, ho dovuto, e ripensandoci purtroppo no non avrei potuto rinunciare, era la mia unica entrata in quel periodo e ho dovuto farlo, ma a tornare indietro forse avrei rotto le scatole di più prima per avere la risposta a quel preventivo almeno un paio di mesi prima.
    Anche a me poi è uscita tutta la stanchezza e a un certo punto è scattato qualcosa, che mi ha detto che no, così non va bene. Ho cominciato a staccare tutto, ancora oggi purtroppo a volte devo lavorare fino a tardi, ma mi sono imposta di staccare quando non posso, quando i miei figli mi reclamano, e sai quando me ne sono accorta? Quando ha iniziato la scuoal Stefano quest’anno, cacchio è in terza, fino a quando vorrà stare ancora con me? Devo godermi i loro attimi avrò il tempo più avanti per essere una supermamma..
    E ho cominciato anche io a dire no ai lavori che mi portano via solo energia. Devo riprendermi il mio tempo, ma mio inteso come mio e della mia famiglia.

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  13. Beatrice

    appoggio tutto e tifo per tutte le mamme che hanno bimbi piu’ piccoli..la mia,10 anni di tenerezza, quando l’anno scorso non mi hanno rinnovato un contratto di consulenza per un grande brand del lusso (lavoro nella moda)ben pagato e bla bla..dopo una settimana passata insieme mi disse: “wow mamma,e’ stata una settimana bellissima, abbiamo fatto ogni giorno una cosa un po’ diversa..ma non puoi trovare un lavoro solo quando io sono a scuola e poi stai cone me?”….detto fatto, prima ho lavorato persino in una gelateria poi ho trovato un part-time, so che non faro’ mai carriera,che a volte a fine mese ci arrivo facendo le capriole..ma ogni giorno,quando vado a prenderla a scuola e so che avremo tempo per noi,so che andra’ tutto bene.

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  14. Ciccionciona

    Grazie! Grazie per la stessa presa di coscienza che ho avuto anche io in questi giorni, a pochi giorni dagli 8 mesi dei miei piccoli. É servita una vera amica che mettendomi una mano sulla spalla mi ha detto :” e tu come stai? Devi essere stanca con il lavoro e due gemelli?”… E tutti gli altri? Non ci ha pensato nessun altro, nemmeno io!
    Grazie ancora

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  15. Pina

    Sono diventata mamma a quarant’ anni ed ora la mia piccola ne ha cinque. Sono volati ed il mio lavoro di Store manager mi ha portato via tanti momenti belli che avrei potuto passare con lei. Lavoro 12 giorni di fila per averne due di riposo che coincidano con la domenica (lavoro 24 domeniche all’anno). In pratica facciamo famiglia ogni 12 giorni. Leggendo questo post mi rendo conto di quanto sia vigliacca e di non avere il coraggio di fare questo passo. Serve uno stipendio in più e alla mia età sarebbe da imprudenti dato che non ti offrono nulla. A volte mi sento braccata e vorrei fuggire dal mio lavoro per godere della mia famiglia. Ti ammiro molto e spero di trovare anche io il coraggio per dire basta!

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  16. Raffaella - La casa vicino al treno

    Io dopo il primo figlio, avuto a 29 anni, sono rimasta a casa. Per scelta, certo. Non è che avessi molto da scegliere, non avevo nessuno vicino che potesse aiutarmi. Dopo 5 anni ho avuto Bianca. Posso dire di essermeli goduti? Non lo so, so solo che ho sempre cercato di dare il massimo, di fare sempre un po’ di più di quello che mi sentivo perché ero e sono sempre accompagnata da un senso di inadeguatezza perenne. Essere una madre casalinga nel 2015 non è semplice. Ti senti sempre di meno delle altre madri che lavorano. Ti senti giudicata. Anche se so che il giudice più terribile siamo proprio noi stesse. Oggi sto imparando ad amarmi e ad accettarmi, e a coltivare le mie passioni senza nulla togliere alla mia famiglia.
    Tornando a te, forse se ti fossi fermata ora ti sentiresti in colpa per quel lavoro mancato…Amiamoci per quello che siamo, accettiamoci e accettiamo le nostre scelte passate. E’ l’unico modo. buon farcela!

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    1. justine Post author

      Credo tu abbia ragione, sarei stata in comunque in crisi ma ho capito che i tre mesi dopo il parto servono davvero a rimettersi dall’evento, bisogna rispettarli!

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  17. leparoleverranno

    Idem come Raffaella di La casa vicina al treno, io sono rimasta a casa per scelta, ho goduto appieno della mia piccola. La mamma che è in me è soddisfatta, la donna un po’ meno. Mi sto rendendo conto che forse non è possibile avere sia l’uovo che la gallina, bisogna rinunciare a qualcosa, ma non è facile, ci si sente sempre dilaniate.
    È tutto un equilibrio sopra la follia… Adoro i tuoi post, Strafi!

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  18. Laura mamma tris

    Che bel post..ti leggo per la prima volta.. Mi ritrovo tanto in ciò che scrivi.. Tutte noi mamme proviamo qualche senso di colpa,credo sia un modo per crescere e capire e, se si può, dare un taglio diverso ad una realtà che non ci appartiene più! Io, per esempio, ho chiesto il part-time soltanto ora, dopo la mia terza gravidanza e scoprendo cosa significa in termini di tempo di qualità e di quantità mi sono data della stupida per non averlo fatto prima… Anch’io mi chiedo: “Ma per cosa?!”.. Credevo forse nella carriera ed andavo orgogliosa di riuscire a fare “tutto”.. Peccato o per fortuna che poi ho scoperto che non si può fare tutto e che sentirsi indispensabili sul lavoro è ingannevole! Scelte difficili e la nostra società non aiuta certo, invece aiutano tante mamme come te e come quelle che lasciano commenti per condividere! Un abbraccio

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  19. veroveromamma

    ti capisco …. io ho corso con loro in pancia e poi fuori per le stanze dell’università e unasettimana del parto ero a dare l’esame di filosofia!!!!!!!!!!!!!! mi sono sentitain colpa epr tanto ..ero stanchissima ( senza considerarele altre 2 a casa!!!)però in quel momento mi sembrava al cosa giusta da fare……
    poi mi sono sentita in colpa per avver ecceduto ….perchè wonder woman esiste soloin tv..

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