Mamma blogger? E se non lo fossi mai stata?

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Houston, abbiamo un problema.
Mamma blogger, travel blogger, quel che ti pare blogger, stiamo vivendo un periodo stranissimo, una fase di cambiamento che va a rilento: l’evoluzione è nell’aria ma si ristagna tra definizioni e sentito dire…

Cosa faccio di mestiere lo spiegai tempo fa QUI, certo che da un anno all’altro le cose sono cambiate, è il bello dell’internet e ci sarebbero ancora tantissime cose da fare se funzionasse la sinergia tra agenzia di comunicazione, marchi e blogger.

Eppure, a parte qualche bellissimo scossone che ha anche dato risultati, tutto sembra fermo.

Mi è venuto in mente questo post dopo aver risposto  all’intervista di Erica Mannari.

E se avessimo perso la bussola?
E se gli esperti di blog, blogger e social media se la stessero cantando e suonando da soli?

Mi spiego meglio. Tempo fa, parlando di post sponsorizzati, molte di voi hanno espresso un’opinione molto lucida e articolata. Molto più lucida e articolata di chi si spesso richiede una collaborazione commerciale del genere.
Ho l’impressione, che chi non si intende per forza di digital inteso come reale dietro le quinte, chi li legge davvero i blog, ne sappia poi ampiamente più di noi.

strumenti-di-lavoro-mamma-blogger

Ci sono ancora tanti progetti a pioggia: tante blogger coinvolte per lo stesso prodotto, con un post che alla fine, per forza di cose, risultata simile a un altro anche se sviluppato con personalità.

Lavorare dobbiamo lavorare tutti, quindi è ovvio che a volte ci si vede costretti a dire sì.
Il problema è a monte: davvero c’è ancora bisogno di questo genere di post?

Non sono un genio ma potrei dire la mia su come rendere efficace sul mio contenitore il messaggio da veicolare. Ma quando arrivano queste campagne standard, nessuno lo chiede. Eppure è una professione, dicono.  Ma la mia maggior competenza, non è forse quella di conoscere il mio lettore, il mio contenitore e sapere, dopo anni e anni online, cosa fare e come farlo?

Per il resto tante parole: SEO, storytelling, reach, engagement, brand identity…
E se fossero queste parole le responsabili dell’appiattimento al quale stiamo assistendo?

Lo dirò in una maniera che farà rabbrividire gli esperti: il SEO sono più accorgimenti da tenere presente quando si scrive un post per farsi trovare prima sui motori di ricerca.
Va bene, benissimo saper utilizzare le giuste parole chiavi, ma scrivere in base a quello non può avere senso per tutti.
Per contenitori enormi, magazine forse, ma io, Ju, sono sicura che mi serva?
No, lo so già, perché ogni volta che scrivo un post col cuore in mano,  i risultati arrivano.
Sicuramente mal posizionati su google, ma tant’è: io vivo di questo.
E’ intrattenimento, non faccio altro che intrattenere.

E poi ci sono le categorie.
Mamma blogger, Fashion blogger, Food blogger, Travel blogger…e la famosa categoria LifeStyle che un po’ mi sfugge sempre.
Sono una ragazza semplice, mi piacciono le cose che si capiscono, poco arzigogolate e che vanno dritte al punto.

E così mi arrivano soprattutto le proposte per le mamme blogger.
L’altro giorno, rispondendo alle mail, mi sono accorta che forse, mamma blogger non lo sono mai stata.
Ultimamente parlo moltissimo attraverso calzamutanda, strafi e altri contenuti.
E’ vero, nei post più personali sono presenti anche i miei figli, come potrebbero non esserlo?
Ma non ho mai parlato nello specifico di bambini: come metterli a letto, come svezzarli o cose così.
Non lo so fare, ci sono blog apposta che lo fanno meravigliosamente, io no. E nemmeno vorrei farlo.
Scrivo su un blog, sono una donna con due figli: sono mamma blogger? Se in futuro parlerò sempre più di moda diventerò fashionblogger? Se il tutto sarà sempre più mischiato diventerò un blog lifestyle?

Sembrano considerazioni futili eppure, la colonna dove mi hanno incasellato, chi di qui, chi di là, mi estromette da certi progetti o l’esatto contrario.
Se sei mamma, ti mando questa proposta ma non questa.

Sto cambiando, ne ho già scritto, perché voi no? Chi rimane sempre la stessa? Il tempo passa, la vita corre, succedono cose fuori e dentro di noi. A volte il cambiamento si muove lento, a volte è un fulmine a ciel sereno. Ma si cambia. In bene e in male.

Sono ancora una blogger?
Se significa fare sempre la stessa cosa, allora no. Sono una mamma blogger? Sono una donna che ha due figli e un blog.

Io sono una persona che comunica, che crea contenuti per il web.
Ma quello che è più cambiato su questo blog da qualche tempo a questa parte, è che sto ricominciando a farlo prima di tutto per me stessa: probabilmente ci si abitua anche alla paura del non sapere quando e se entrerà un progetto. L’ho sempre fatto, per carità, però sempre con un occhio di riguardo per un contenuto che potrebbe poi farsi notare da qualche agenzia…

Strafi

Scrivo meno, molto meno. Non mi sento più addosso quell’imperativo del devi andare online tutti i giorni. Quel devo che mi aveva poi appiattito e imbruttito.
E mi sento meglio. E va meglio. E funziona di più.

Meno paroloni e più coraggio.
Che brand identity non si sente più  nemmeno tanto e il mese prossimo, oltre a storytelling, arriverà di prepotenza una nuova parola che scalzerà la più pronunciata del momento: native advertising.

Quasi 38 anni e ritrovarsi di nuovo etichettati.
Si cambia, certo, ma certe cose non cambiano mai.

About justine

La Funky Mama bassa, perennemente spettinata e con la manicure distrutta dal progetto d.i.y. del giorno. Mamma di Leone e Lilou, comp ...

20 thoughts on “Mamma blogger? E se non lo fossi mai stata?

  1. Veru

    Applausi a scena aperta. Hai dato la miglior definizione di SEO per i blogger di sempre. Qua si sta proprio perdendo la bussola, ma seriamente…

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    1. justine Post author

      Non avendo mai avuto senso dell’orientamento, mi riservo di ridefinire il concetto di bussola! ahahaha
      Un abbraccio

      Ju

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  2. Brunhilde

    E rieccoci.
    Già che ci siamo, ti regalo anch’io una definizione: «persona, autentica per giunta». Se permetti, sebbene il nostro incontro sia stato breve, posso affermare senza tema di smentita che dietro questo blog, prodotto editoriale, contenitore, chiamalo come ti pare, c’è esattamente la persona che appare in controluce. E non credere che sia così scontato, eh!, ché qua mi par sempre più affollato di madri che vogliono insegnarmi  come spannolinare mio figlio (grazie, donne, ma ho già provveduto da quel dì), come devo scodellargli correttamente la colazione, lavargli i denti o vattelapesca quali altre normali attività che, da secoli, ogni donna munita di prole ha imparato principalmente sbagliando (e senza le imbeccate degli onnipresenti, spesso, anzi troppo spesso occulti sponsor), senza andare ad interrogare l’Oracolo Delfico di Internet. 
    Lao Tse insegna che: «l’unica costante è il continuo cambiamento», quindi restiamo fluide e, ovviamente, autentiche.

    Smackete, smackete, smackete.

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  3. mammaalcubo

    Io credo che ogni blogger (mamma, fashion, travel & avanti così) dovrebbe scrivere per il solo piacere di farlo, seguendo la sua strada.
    Ci può stare il post sponsorizzato, ci può stare il fatto di seguire argomenti di tendenza, ci può stare l’attenzione alle parocle chiave, ma dietro tutto ci deve stare la persona.
    Se il blog perde spontaneità ed autenticità tanto vale lasciare perdere.
    Ben venga invece cambiare rotta, scrivere a volte meno, a volte di più, senza preoccuparsi di rientrare in una certa categoria che richiede certi standard. Siamo stufe delle definizioni, siamo stufe dei paroloni.

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    1. justine Post author

      Che poi cambia tutto da un mese all’altro, tanto vale andare dove ti porta la voglia di fare…
      Grazie

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  4. Mo'

    Brava, brava, brava e ancora brava!!!!!! Mi sento più lettrice che blogger (anche perché non è il mio mestiere, ma un diversivo, e tempo per i diversivi ce n’è poco, perciò mi rilasso leggendo post sensati come questo, quando se ne trovano, e scrivo solo quando ho qualcosa da dire!), ma ho partecipato a qualche evento per blogger, e mi è sempre stata stretta quella sensazione di autocantarsela che sembrava predominare. Mamma di due figli con un blog. Ecco, sì, suona MOLTO meglio.
    E per la miseria, certo che un post scritto con meno regole ma più slancio funziona meglio, quanti lettori arrivano da google e quanti dal pathos?? Vuoi non saperlo tu, del tuo contenitore!?
    Esistono regole anche per l’arredamento perfetto, ma casa mia la sento (e viene riconosciuta) tale se la riempio come piace a me.
    Certo che le agenzie devono darsi uno standard e dei parametri per misurare i risultati, ma a volte si perde di vista l’obiettivo, che dovrebbe essere appunto funzionare attraverso esperienze autentiche di persone, non titoli.
    Questa sbrodolata per ringraziarti, evviva la lucidità!!

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    1. justine Post author

      Grazie a te. Temo che fino a quando le campagne saranno deciso a tappeto senza la collaborazione del blogger, rimarrà tutto un po’ distante…Speriamo!

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  5. Laura

    Uh ma che bel post. Davvero. Io detesto la necessità di dover etichettare per forza la voglia di scrivere. Non siamo a compartimenti stagni, non a caso i blog che più amo sono quelli come il tuo, o come quello di ZeldaWasAWriter, dove i post sono ricchi. Si sente la persona dietro le parole. Mica da tutti eh. 🙂

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  6. Roberta

    Ho letto volentieri questo post. Io ho aperto il blog senza un progetto, mi sono auto definita mamma blogger prima e craft blogger ora. Quello che trovo bello è sentirsi liberi di cambiare e decidere cosa essere, senza lasciarsi intrappolare in schemi troppo rigidi che a volte ci diamo per sentirsi più sicuri della strada che si sta percorrendo. Buona mutazione 😉 un abbraccio Rob

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    1. justine Post author

      Ciao Rob, però in realtà i miei contenuti non sono cambiati, non sto mutando, ho sempre scritto alle donne con pochissimi contenuti specifici per le mamme. Nonostante tutto, mi arrivano per lo più comunicati per mamme…

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      1. leparoleverranno

        Se c’hai figli Strafi, che vuoi fare?! A parte gli scherzi, tenete botta voi blogger autentiche che delle influencer, che sventolano a seconda di dove tira lo sponsor, non sappiamo che farcene.
        Buon farcela! Francesca

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  7. michela

    Grazie e complimenti per le tue parole.
    Ho aperto da poco un blog e già mi trovo a produrre pensieri così lontani da me, che mi fanno perdere la bussola.
    Seo, brain, target, come scrivere, chi ascoltare, migliora questo e fai l’altro.
    Riuscire ad aprire un blog è stata una preziosa conseguenza di un’apertura verso me stessa.
    E’ stato ottimismo e voglia di condividere e non tecnicismi e paure di essere fuori luogo.
    Non sopporto di sentirmi definita, quindi la parola blogger e tutto quello che ci va intorno mi da parecchio da fare.
    Grazie per aver espresso solo il cuore.
    Quello che io cerco nei blog che seguo
    e che vorrei diventare!

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    1. justine Post author

      Che poi non dico che sia sbagliato, ma dipende dal blog…
      Credo che ognuna debba fare quello che più le viene bene, c’è spazio per tutti!
      Buon Farcela!

      Reply
  8. Silvia Fanio

    Ecco, hai espresso a parole quello che penso dovrebbe essere un blog.
    Un luogo per sè, per esprimersi, non per omologarsi.
    Quando ho scelto il nome per il mio blog, ho scelto di non legarlo al mio essere mamma, ma di legarlo ad un’altra parte di me, perché quando i miei figli saranno grandi, se scriverò ancora sul mio blog, scriverò cose da mamma? O mi andrà di scrivere altro?
    Credo che un blog abbia successo solo se si è veraci, non se si scrive col cuore, non solo e sempre con i SEO…

    complimenti per le tue bellissime parole e buon lavoro!

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  9. Rock n Mode

    Ho fatto questa tua stessa riflessione non so quante volte. Ricordi quando ti ho detto che non riesco a pensare a me come a un prodotto? Io ci credo ancora, non ci riesco, mi “imbruttirebbe”, come hai scritto tu.
    Un bacione cara, non vedo l’ora di rivederti! :***
    Lau

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  10. Alessia Savi

    Tu e Camilla mi piacete per questo: perché siete VERE e creative. Spaziate in così tanti ambiti che vi stimo per come riuscite a quintuplicare le ore delle vostre giornate (non scherzo: come fate? XD)
    Io sono convinta che, semplicemente, le regole non esistano.
    Il blogging, la sfera del web… be’, non sono scienze esatte. Il problema principale è che c’è un pioniere, uno che arriva prima di tutti gli altri e fa fortuna. Gli altri lo seguono, lo imitano, si plasmano a sua immagine e somiglianza.
    E’ come se tutti cercassero l’oro nel medesimo quadratino di terra, con gli stessi attrezzi senza esplorare.
    A chi dice che il web è l’Eldorando, risponderei che è il Klondike.
    Chi resta, chi andrà avanti, chi riuscirà a sentirsi realizzato qui e fuori da qui, sono quelli che resteranno fedeli a sé stessi.
    Che si metteranno sempre in discussione e in gioco, che lotteranno con i propri mezzi e difenderanno con tutti sé stessi la propria identità. Anche a costo di essere fuori etichettatura.
    Buon Farcela carissima Ju: io tifo per te!

    Reply
  11. Pingback: Non sono mamma ma ti leggo. | Le Funky Mamas

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