Non so se chiamarla crisi…

Crisi – sostantivo femminile

  1. 1.

    Perturbazione o improvvisa modificazione nella vita di un individuo o di una collettività, con effetti più o meno gravi e duraturi: una c. spirituale, religiosa; c. di coscienza; la c. della società.

Direi di sì, posso chiamarla crisi.
E’ che non essendomi mai sentita così serena, chiamarla crisi mi rimanda all’idea di un qualcosa che mi offusca mente e sentimenti.
Invece mi sento solo parecchio confusa, non riesco a prendere decisioni ma passo al setaccio con occhio vigile e cuore fermo gli ultimi anni della mia vita.

Vorrei scindere vita privata e professionale ma non è possibile.

Per quanto qualcuno sostenga che il blog non è un lavoro, lo è.
Anzi, è tanti mestieri tutti assieme. Ma di questo parlerò in un post che sto partorendo sperando di metterci meno di 9 mesi a scriverlo: “5 motivi per non aprirsi un blog!”
Ma è anche la mia vita. Come lo è per molti di noi un qualsiasi mestiere, sia questo nella libera professione, sia come lavoro dipendente.
Certo questo sentimento non è valido per chi, chiusa la porta a una certa ora, riesce a staccare completamente. Cosa sana e saggia.
Ma non sto parlando solo di problemi o brutture. Quelle ci sono sempre, in ogni caso, in ogni dove.
E’ anche bello, stimolante. I due rovesci di quella medaglia chiamata vita.
Da quando ho aperto il blog mi sono trasformata.
Ero di un’insicurezza che rasentava il ridicolo,  sono cresciuta tanto sotto questo aspetto.
Anche dal punto di vista dell’indipendenza. Economica e mentale.

Non è stato e continua a non essere tutto rose e fiori.
Non esiste se vuoi/puoi. Almeno che tu non abbia le spalle ben parate. 
E direi che quelli che le hanno sono rimasti davvero in pochi.

Ma allora, qual è il problema?
Il problema è che o decido di cominciare a viverla in un altro modo, godendomela, oppure è meglio iniziare a cercare un lavoro dipendente, sebbene, si sa, non è nemmeno quello che può regalare certezze a lungo termine.

Della libera professione in generale non so, non voglio parlare per altri, non mi è mai piaciuto. Posso parlare di me, che non ho mai fatto l’abitudine all’incertezza costante.
Questo mese c’è lavoro, il mese prossimo?
La fattura che viene saldata a 90 giorni anche se l’affitto non può aspettare. I 90 giorni che diventano 120.

Gli errori da pagare. Consapevolmente. Non è colpa dello stato, non è colpa del mercato. E’ colpa mia.

Nel 2015 sforai il regime dei minimi, sapevo benissimo a cosa andavo incontro.
Qualcuno mi ha detto che non dovevo farlo. Che loro non l’avrebbero fatto.
Io penso che sarebbe stato troppo rischioso rifiutare collaborazioni, visto che non sai mai cosa arriverà.
E comunque in quell’anno aprii il negozio che andò molto meglio di qualsiasi previsione. E taaac. Sforato anche troppo.
E quel troppo si paga caro.

Lo rifarei ancora e ancora.

E il gioco, che gioco non è, continua a crescere con tutte le responsabilità e rotture di balle che comporta.
La borsa fallata, la collaborazione che viene pagata la metà di quel che avevi chiesto, le tasse che aumentano, le previsioni e quelle lauree e competenze che non ho e alle quali devo ovviare.

Attenzione, non mi sto lamentando di nulla.
Ho fatto un percorso pazzesco.
Mi sto solo chiedendo se ho voglia di continuare senza rete di salvataggio.
Se deciderò di farlo non avrò più alcun diritto ad ansia e gastrite. Sta tutto a me: se continuo, devo cominciare a viverla diversamente.
Altrimenti, posso tranquillamente cercarmi un altro lavoro. Non è un fallimento, non è nemmeno una certezza assoluta, ma poter avere una previsione di un’entrata certa, potrebbe cambiarmi la vita.

Il negozio esiste grazie al blog. Quando il negozio va bene, non riesco a stare dietro al blog.
Avrei bisogno di collaboratori ma non è ancora arrivato quel momento.
Più foto faccio, più aumentano i numeri. C’è però un sottobosco di mail e proposte commerciali alle quali stare dietro. Il negozio avrebbe bisogno di una presa di posizione netta per fare il passo ma mi sento impreparata. (Va benone ma è tutto un altro post)
E le giornate da 24 ore.
Conosco colleghe caterpillar che riescono a fare tutto. Io no.
C’è stato un periodo in cui lavoravo anche di notte e tutti i weekend. Non posso più farlo.

Meno 7 mesi ai primi 40 anni.
Ho l’impressione che l’arrivo di questo compleanno mi stia portando a rivalutare tutto. Non è per niente male, per quanto mi riguarda.
Una cosa è certa: l’analisi è partita, ho una data e un tempo per cercare le risposte dentro di me e alcuni mesi per giocarmi il tutto per tutto, oppure no.

Mai stata meglio in vita mia. Mai stata più confusa di così in vita mia.

About justine

La Funky Mama bassa, perennemente spettinata e con la manicure distrutta dal progetto d.i.y. del giorno. Mamma di Leone e Lilou, comp ...

3 thoughts on “Non so se chiamarla crisi…

  1. Irena

    Io i 40 li ho superati da poc, ma ogni tua parola è come se fosse mia. Ci sono i giorni si, ci sono i giorni no, c’e entusiasmo e poi c’e lo sconforto. Unica co stante è la mancanza di sonno cronica.
    Ma tre cose hanno drasticamente cambiato la mia prospettiva:
    1. Riconoscere e accettare i propri limiti. Alcuni portano essere superati, altri semplicemente ci accompagneranno sempre.
    2. Trovare qualcuno che subentra lì dove i nostri limiti non ci fanno procedere
    3. Osare,osare,osare. Anche se mai dovessse andare tutto storto una via d’uscita si trova…ma generalmente storto non va e la vita premia chi ha coraggio.

    Perciò forza e avanti, qualsiasi sia la tua decisione 🙂

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  2. polepole

    Non sono l’unica a sentirmi come te, ne sono certa.
    Dopo averti letto, averci pensato tutta la notte, aver cercato modi per raccontarmi, questa è una resa. Il tempo degli incastri, la fatica e le cadute (fortunatamente, ma solo fortunatamente, senza danni gravi, tranne qualche ammaccatura al cuore soprattutto), la ricerca di semplificare e ridurre le ansie e l’ammissione di non essere (di non saper essere? di non voler essere?) un caterpillar.
    Tutto coincide.
    Posso ammettere che passati i 40 questa ricerca non si ferma, anzi. Guardi sempre più dentro di te, osservando il resto del mondo, facendo confronti che siano critici e costruttivi. E impari a viverla diversamente, sì. Ti alleggerisci. Le cerchi proprio le cose leggere, non tanto quelle frivole (o magari sì, ma non è il mio caso) ma proprio quelle che riducono il tuo peso specifico.
    E ti rendi conto che non esistono i fallimenti, è solo Crescita.
    “Si cambia” – dissi una volta a un tizio.
    “Si cresce” – mi rispose lui.
    Aveva ragione.
    Mammamia, che ciclone di sentimenti mi ha scatenato questo tuo post. Grazie, di cuore!

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  3. Fabiana

    Meno 4 ai 40. Bilancio iniziato, e mi accorgo di due aspetti:
    Oggettivamente, lavorativamente non avrei voluto arrivarci così.
    Soggettivamente, mi sento così dannatamente figa da credere che non esista alcunché di insormontabile. Di ineludibile.
    I 40 servono a capire che hai attraversato cunette, saltelli, fossi, e avvallamenti e vallate e qualche bella
    Montagna. E ce l’hai fatta, cazzo.
    E quanto sei bella. E forte.
    A questo servono, i 40.
    A farti capire che come te… nessuno mai.

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